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Viaggio della memoria 2026: quando la storia si fa cammino

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Non è solo un viaggio. È un percorso che parte dalle scuole, attraversa il territorio e arriva nei luoghi della storia, dove i ragazzi capiscono che la memoria non è teoria, ma esperienza concreta. 

 

Viaggio della memoria: un lavoro che parte da lontano 

Ogni anno, tra ottobre e novembre, a Sasso Marconi si riunisce il Tavolo della Memoria. Comune, Anpi, Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati) e, da qualche anno, anche la Pubblica Assistenza di Sasso Marconi, lavorano insieme per costruire iniziative che tengano viva l’attenzione su Shoah, la deportazione, le leggi razziali e le persecuzioni. 

Non è solo una ricorrenza istituzionale. È un lavoro condiviso che ha un obiettivo preciso: trasformare la memoria in qualcosa che abbia ancora senso e radici nell’oggi. 

Il 2026 ha visto diverse iniziative costruite in collaborazione, culminate in un Viaggio della Memoria finanziato dal Comune, dalla Pubblica Assistenza e dai proventi della Festa anni ’70/’80. 

 

Dalla preparazione all’esperienza 

 Il cammino non inizia con il viaggio. 

A gennaio, le classi terze medie delle scuole di Sasso Marconi hanno partecipato a una mostra in Sala Giorgi, realizzata da Aned e dalla Pubblica Assistenza. Un primo passaggio necessario: dare contesto prima dell’esperienza. 

Le professoresse Maria Cutore (Aned) e Roberta Franchi (Pubblica Assistenza) hanno raccontato la storia della deportazione locale e del confine nord-orientale, introducendo luoghi come la Risiera di San Sabba. 

A febbraio, il percorso è proseguito nel Borgo di Colle Ameno. Qui gli studenti hanno visitato il campo di transito e l’Aula della Memoria, accompagnati da Anpi. Un momento che si è chiuso con un passaggio chiaro: i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione non sono teoria, ma base concreta di una società democratica. 


Scuole Sasso Marconi

 

Non solo ascoltare: fare esperienza 

Dentro questo percorso, la Pubblica Assistenza ha portato qualcosa di diverso. 

Non solo spiegazione, ma pratica. 

Con i Laboratori di Pace, guidati da Alessandra Bentivoglio del Sociale e Morsiani Daniela del Gruppo cinofili, i volontari e giovani della PA hanno coinvolto i ragazzi in attività di assistenza, aiuto solidale e partecipazione sociale. 

Scendendo in campo, come si suol dire, sporcandosi le mani. Per imparare che la Pace non è un bene duraturo, ma va costruita giorno per giorno. 

 

Antifascismo 2026

Il viaggio: quando i luoghi parlano 

A marzo, il percorso si è spostato fuori dal territorio. Quattro classi della scuola Galileo Galilei, insieme agli insegnanti, a giovani volontari della Pubblica Assistenza e a volontarie ANED, hanno partecipato al Viaggio della Memoria in Friuli Venezia Giulia. 

La prima tappa è stata la Risiera di San Sabba

Un edificio nato come stabilimento per il riso, trasformato durante l’occupazione nazista in campo di detenzione, smistamento e sterminio. 

L’unico campo di concentramento italiano dotato di forno crematorio. 

Le celle, le condizioni di detenzione, il memoriale costruito dove un tempo sorgeva il forno distrutto dai nazisti: tutto contribuisce a rendere evidente ciò che nei libri resta spesso astratto. 


 

Diritti umani 2026

Trieste: la storia dentro la città 

Il viaggio è proseguito a Trieste. 

Una città in cui il passato non è nascosto, ma visibile: nei palazzi, nelle chiese di diverse confessioni, nelle strade. 

In piazza dell’Unità d’Italia, i ragazzi si sono fermati davanti al palazzo da cui Mussolini annunciò  nel 1938 l’entrata in vigore delle leggi razziali. 

 

Pubblica Assistenza di Sasso Marconi 2026

Capire attraverso i processi e i luoghi 

Il giorno successivo è stato dedicato alla visita della mostra sul “Processo per i crimini della Risiera di San Sabba”, nel palazzo di Giustizia di Trieste. 

Attraverso testimonianze e documenti, i ragazzi hanno potuto vedere non solo cosa è successo, ma anche come quei fatti sono stati ricostruiti e giudicati. 

Il pomeriggio ha portato il gruppo in altri luoghi meno conosciuti ma altrettanto significativi: la caserma di Palmanova e i campi di concentramento fascisti per la bonifica etnica di Visco e Gonars

Perché la memoria è più complessa di come la si legge sui libri e i campi di concentramento li abbiamo costruiti anche noi italiani, deportando e uccidendo migliaia di persone. 

Non solo occupazione nazista dunque, ma anche la responsabilità del regime fascista italiano. 

Condizioni di vita difficili, mancanza di cibo, incertezza continua. Campi in cui furono internati sloveni e croati, tra cui moltissime donne e bambini. 

A Gonars, il percorso si è chiuso davanti al sacrario dedicato alle vittime. 

 

Cosa resta davvero 

Alla fine del viaggio, quello che resta non è solo un insieme di informazioni. 

La storia raccontata dai libri si fa vita, e i luoghi che testimoniano i tragici avvenimenti del ’900 parlano, anzi, gridano ancora. E soprattutto lo fanno le persone. 

Persone che hanno rischiato e dato la propria vita per opporsi, salvare, proteggere la libertà di cui godiamo ora. 

È da lì che nasce ciò che oggi molti danno per scontato: una Repubblica libera e democratica. Una Repubblica che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.  Roberta Franchi, Maria Cutore.



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